Essere sinceri con gli altri non è sempre facile.

Ma essere sinceri con se stessi può essere ancora più difficile.

Potremmo pensare che, quando siamo soli, non esista alcun motivo per mentire. Non dobbiamo difenderci dal giudizio di nessuno o nascondere ciò che proviamo.

Eppure è proprio con noi stessi che la mente riesce a costruire le versioni più convincenti della realtà.

Non perché decidiamo consapevolmente di ingannarci, ma perché alcune verità potrebbero mettere in discussione l’immagine che abbiamo costruito di noi.

Quando una verità minaccia questa immagine, la mente non sempre la nega apertamente. Molto spesso la trasforma in una spiegazione più facile da accettare.

Quando una spiegazione ci protegge dalla verità

Immagina di voler cambiare lavoro da molto tempo.

Continui a ripetere che ciò che fai non ti rappresenta più, che vorresti sentirti realizzato e intraprendere finalmente una strada diversa.

Passano i mesi, però, e non accade nulla.

La spiegazione che ti dai è semplice:

“Questo non è il momento giusto.”

Potrebbe essere vero. Potrebbero esserci responsabilità economiche o condizioni che rendono il cambiamento realmente difficile.

Ma potrebbe esserci anche qualcosa che non riesci ancora ad ammettere: hai paura.

Paura di lasciare ciò che conosci o di fallire.

Riconoscere questa paura potrebbe modificare l’immagine che hai di te. Per questo la mente può trasformarla in prudenza e consegnarti una spiegazione più rassicurante.

Tu non senti di mentire. Credi davvero che non sia il momento giusto.

Ed è proprio questa la parte più delicata: le spiegazioni con le quali ci proteggiamo contengono quasi sempre una parte di verità. È quella parte a renderle così credibili.

La mente protegge l’identità che abbiamo costruito

Nel corso della vita costruiamo un’identità. Ci consideriamo persone forti, corrette, affidabili o determinate.

Ma che cosa accade quando un nostro comportamento contraddice questa immagine?

Pensa a una discussione con qualcuno a cui tieni.

Hai alzato la voce e pronunciato parole che hanno ferito. Ripensando a quanto è successo, però, continui a dirti:

“Mi ha provocato.”

Forse l’altra persona ha realmente sbagliato. Concentrarti esclusivamente sul suo comportamento, però, ti permette di non osservare il tuo.

Se ti consideri una persona equilibrata, ammettere di aver voluto ferire qualcuno entra in conflitto con l’identità che hai costruito.

La mente allora ridimensiona le tue parole, mette in evidenza quelle dell’altro e trasforma la tua reazione in qualcosa di inevitabile.

Non stai osservando ciò che è accaduto nella sua interezza. Stai osservando la versione che riesci a sopportare.

Sincerità non significa colpevolizzarsi

Essere sinceri con noi stessi non significa attribuirci ogni colpa.

Esistono situazioni che non dipendono da noi e ostacoli che limitano realmente le nostre possibilità.

La sincerità serve a distinguere ciò che non possiamo controllare da ciò che non vogliamo ancora vedere.

Se utilizziamo ogni verità per giudicarci, la mente avrà ancora più bisogno di difenderci. Continuerà a nascondere ciò che potrebbe farci sentire sbagliati.

Essere consapevoli significa riuscire a riconoscere:

“Ho avuto paura.”

“Ho reagito male.”

“Mi sono giustificato.”

“Le mie azioni non sono state coerenti con ciò che dicevo di volere.”

Senza trasformare queste osservazioni in una condanna della nostra persona.

Tu non sei il tuo comportamento. Ma finché non riesci a riconoscerlo, quel comportamento continuerà a ripetersi.

Ciò che fai racconta più di ciò che dici

Possiamo desiderare una vita diversa e continuare a difendere le abitudini che hanno costruito quella attuale.

Possiamo volerci sentire liberi, ma continuare a scegliere in base al giudizio degli altri.

Questo non significa necessariamente che siamo persone false. Significa che può esistere una distanza, della quale non siamo consapevoli, tra ciò che diciamo di volere e ciò che facciamo ogni giorno.

Per questo, invece di domandarti ancora una volta che cosa desideri, osserva in quale direzione stanno andando realmente le tue azioni.

Se dici di voler cambiare, ma ogni tua scelta protegge ciò che già conosci, quale versione racconta maggiormente la verità: quella espressa dalle tue parole o quella dimostrata dalle tue azioni?

Il Metodo Come Funzioni® ti aiuta a vedere ciò che oggi non riconosci

Il problema non è soltanto trovare il coraggio di dirti la verità.

Come puoi essere sincero con te stesso se non riconosci i meccanismi che stanno influenzando ciò che pensi, provi e fai?

È proprio qui che interviene il Metodo Come Funzioni®.

Il Metodo ti aiuta a comprendere come agisce la tua mente e a rendere visibili gli automatismi che possono condizionare le tue decisioni senza che tu te ne accorga.

Dietro una spiegazione razionale potrebbe esserci una paura.

Dietro una reazione presente potrebbe esserci una ferita del passato.

Dietro una giustificazione potrebbe nascondersi il bisogno di continuare a sentirti la persona che credi di essere.

Il Metodo Come Funzioni® non ti consegna una verità dall’esterno e non ti chiede di giudicarti. Ti accompagna a osservare ciò che accade dentro di te con maggiore consapevolezza.

Perché soltanto quando riconosci ciò che ti sta guidando puoi smettere di reagire automaticamente e tornare a scegliere.

Dalla consapevolezza a Mind Editor

Riconoscere un automatismo, però, non significa averlo già trasformato.

Puoi accorgerti di avere paura o di rimandare e continuare comunque a ripetere gli stessi comportamenti.

È qui che entra in gioco Mind Editor, la fase operativa che segue il percorso di consapevolezza del Metodo Come Funzioni®.

Mind Editor non serve a cancellare il passato o a coprire una verità scomoda. Ti aiuta a individuare il pensiero automatico, comprendere quale paradigma lo alimenta e costruire una risposta più coerente con la persona che scegli di diventare.

Immagina di riconoscere questo meccanismo:

“Ogni volta che sto per espormi, mi convinco che non sia ancora il momento giusto.”

La consapevolezza ti permette di vederlo. Mind Editor ti aiuta a non eseguirlo automaticamente.

Tra ciò che pensi e ciò che fai comincia così ad aprirsi uno spazio nuovo: quello nel quale puoi scegliere.

Quanto sei disposto a vedere?

Essere sinceri con se stessi al 100%, in ogni momento, potrebbe essere impossibile. Tutti abbiamo difese, zone cieche e parti di noi che facciamo fatica a riconoscere.

La domanda più importante, allora, non è se riuscirai a essere sempre completamente sincero.

La domanda è:

“Quanto sono disposto a osservare una verità quando mette in discussione la persona che credo di essere?”

Possiamo imparare a fermarci quando una spiegazione ci assolve troppo facilmente.

Possiamo riconoscere una paura senza vergognarcene e un errore senza trasformarlo nella nostra identità.

La sincerità verso noi stessi comincia proprio qui: quando smettiamo di fuggire da ciò che siamo finalmente pronti a vedere.

Hai sentito che questo articolo parlava anche di te?

Forse non è un caso.

Ogni giorno prendiamo decisioni senza renderci conto di quali convinzioni, paure e automatismi le stiano guidando. Il Metodo Come Funzioni® nasce proprio per aiutarti a comprendere questi meccanismi e trasformarli in una nuova consapevolezza.

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Durante l’incontro analizzeremo insieme alcuni dei principali condizionamenti che oggi influenzano le tue scelte.

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